21 Ottobre 2019

Il giornale
ComunitàAperta.net
Ho desiderato dare al Giornale on line della mia parrocchia il nome “Comunità aperta” per aiutare a dire, di mano in mano che la sua voce s’impone nell’anima soprattutto dei parrocchiani, che essa non deve chiudersi in sé, al suo interno, ma deve curare, non una, ma quattro aperture che la qualificano in modo forte ed evidente:

1. Una parrocchia aperta verso l’Alto. La parrocchia deve vivere di mistero, perché è una porzione della chiesa che «è mistero» (Lumen gentium, cap. 1), perché celebra i divini misteri, perché pone il mistero di Cristo al centro del suo annuncio salvifico, ispira la sua vita a ‘regole’ che vengono dall’Alto, esempla la sua vita alla forma della Famiglia trinitaria, profetizza una speranza che si celebra oltre la soglia nera della morte. Perciò, lo si capisce, è verso l’Alto che la parrocchia deve volgere costantemente il suo volto.

2. Una parrocchia aperta verso la profondità di sé. La parrocchia, quando è fedele al mistero di Cristo e della Chiesa, non s’allontana mai dal suo centro, ma lo ricerca costantemente in un misterioso viaggio che è chiamata a compiere dentro di sé, nella sua interiorità, che è abitata dal Dio trinitario. La parrocchia, come rifiuta un cristianesimo senza altezza, così aborre un cristianesimo senza profondità: benché familiare e amicale sa che non può mancare di profondità nella sua esistenza e nella sua missione perché con «Dio non si scherza» (Gal 6,7).

3. Una parrocchia aperta verso il territorio. L’interpretazione più pratica di una parrocchia, quella di aprirsi al mondo come chiesto dal concilio (cf. Gaudium et spes che chiede un intenso rapporto Chiesa-mondo) e, in questi anni chiesto da papa Francesco (cf. il suo energico richiamo alla “Chiesa in uscita”), per la parrocchia si traduce anzitutto con un’apertura al suo concreto territorio, con lo sforzo di conoscerlo, di servirlo con l’annuncio del Vangelo e l’aiuto dell’opera testimoniale e caritativa. Questo chiede papa Francesco: «La Parrocchia non è una struttura caduca!», perché «è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 28).

4. Una parrocchia aperta al futuro di Dio. Sempre la Chiesa pellegrina è chiamata a camminare in questo mondo con gli occhi volti al futuro di Dio, alla Patria del Cielo. Anche la parrocchia deve realizzare ciò che è dell’intero popolo di Dio in questo mondo, ossia non spezzare mai il legame fra “impegno storico” e tensione al “Futuro di Dio”. Il cristianesimo è Incarnazione, ma è anche realtà di Futuro. La sua prossimità pastorale al presente della vita degli uomini, inseminando il Vangelo fra le realtà del mondo, deve congiungersi con lo sforzo mai interrotto di orientare tutto a Dio che l’aspetta in Cielo, la santa Soglia dove finisce il suo cammino di testimonianza e di missione.

Questo propongo di fare al nostro Giornale on line: allenare la parrocchia di Santa Maria Maggiore di Francavilla a queste aperture che la salvano e l’aiutano a salvare.


Arciprete Parroco

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