25 Marzo 2019

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"Le età della vita": domenica 10 marzo è iniziato il percorso formativo per insegnanti, genitori ed educatori

14-03-2019 13:10 - VITA PARROCCHIALE
Gli incontri si tengono nelle domeniche di Quaresima alle ore 18.30 nella chiesa parrocchiale di santa Maria Maggiore.

Domenica 10 marzo, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, si è tenuto il primo dei cinque Incontri di Formazione organizzati dalla Pastorale della cultura San Paolo VI, in collaborazione con l’Oratorio San Franco. Il corso pedagogico-didattico è rivolto ai catechisti, agli educatori, agli insegnanti, ai genitori. All'inizio dell'incontro, mons. Michele Giulio Masciarelli ha tenuto a precisare il fil rouge del percorso: l'età della vita. Il termine vita, ha precisato il parroco, è una parola sintetica che evoca altre realtà: è organizzata, articolata, complessa; ha, poi, introdotto il concetto di tempo: con esso condividiamo l'essere creatura, perché è stato creato da Dio. Il tempo ci raccoglie, il tempo ci fa vivere. Di esso esistono tre tipologie: il tempo normale (aion), che si vive senza progetto, il tempo organizzato (Κρόνος), e il tempo favorevole o opportuno (καιρός); infine, tra i concetti preliminari ha citato la speranza.
“Maxima debetur pueris reverentia”. Con questa citazione di Giovenale, Masciarelli ha poi introdotto il tema della serata “Il bambino, alunno da riverire, maestro da ascoltare”. Ha tenuto a sottolineare che il piccolo dell'uomo ha già vissuto la sua età, e va aiutato a crescere. Don Michele ha ribadito che “gli occhi di un bambino sono vuoti”, ma la sua dignità è sempre impressionante; occorre, quindi, rispettarlo prima ancora di “riempire i suoi occhi”. Un adulto ha il compito di educarlo, di tirar fuori il meglio che sa, di tramandare, cioè di trasmettergli il sapere, e di dargli il giusto spazio per esprimersi.
Perché, poi, il bambino è un maestro da ascoltare? A questo punto il parroco ha definito due parole: insegnante e maestro. Insegnante è anzitutto un titolo che si acquisisce con lo studio, ma è anche il gesto di segnare verso; maestro (da magis ter, tre volte grande), invece, ha un significato più prestigioso, è un titolo che si guadagna sul campo. Ecco, allora, che un bambino è maestro: i suoi occhi sono vuoti ma è maestro di spontaneità, perché guarda il mondo per la prima volta; perché le nuove situazioni lo sorprendono e, nello stesso tempo, pone delle domande disarmanti, filosofiche; perché interroga con lo sguardo che è una calamita; perché ammonisce con la sua innocenza, la sua tenerezza, la sua debolezza, e la sua dolcezza, e con il suo stupore e la sua meraviglia. Un bambino è un maestro perché guarda nel verso giusto, con festa, con gioia, con ilarità: un bambino impara “ingioiendo”.
Infine, prima dei saluti e il lancio del prossimo appuntamento - L’adolescenza, “l’età ingrata” (I. Silone) - che si avrà domenica 17 marzo, mons. Masciarelli ha sottolineato che non vanno assolutamente sminuite le varie forme del linguaggio di un bambino, la lallazione, il pianto, e soprattutto il grido, che è spesso una richiesta d'aiuto, ma anche un modo che il piccolo dell'uomo, maestro di vita, ha per comunicare con gli adulti.


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